Fotografie: archivio fotografico del Comune di Sauris/Zahre

Nella comunità germanofona di Sauris/Zahre (UD) il Carnevale è sempre stato un periodo molto atteso, che iniziava appena il sacerdote aveva finito di benedire le case dopo l’Epifania. Allora nelle vie dei paesi risuonava la voce possente del Rölar. Questo personaggio, vestito con indumenti vecchi e laceri, il volto coperto da uno spesso strato di fuliggine, faceva per tre volte il giro delle borgate, gridando che era ora di mascherarsi. Egli portava in vita una cintura alla quale erano appese le röln, campanacci di bronzo che servivano ad annunciare il suo passaggio, ma anche a terrorizzare i bambini, ai quali era assolutamente vietata la partecipazione alla mascherata. 

Per il resto, chiunque poteva mascherarsi, giovane o anziano. Per i giovani mascherarsi era quasi d’obbligo; se qualcuno (specie le ragazze) rinunciava a mascherarsi, correva il rischio di essere abbondantemente sporcato di fuliggine.  

Le maschere, sempre in coppia, potevano vestirsi da brutte o da belle. De scheintan schembln, le maschere brutte, indossavano vestiti consumati e rattoppati e coprivano il viso con la fuliggine o con maschere lignee dai colori scuri e dall’espressione tetra, tenute ferme da vecchi cappelli o da fazzoletti scuri. De schean schembln, le maschere belle, portavano i vestiti della festa, ravvivati da qualche indumento bianco o variopinto. Il volto dell’uomo era coperto da una maschera dall’espressione composta, quello della donna da un velo o da un pezzo di tela bianca trattenuto dalla kapelina, un cilindro di cartone rivestito di carta colorata e decorato con fiorellini di carta, perline e lunghi nastri.  

Sembra che solo in tempi recenti alle maschere brutte e belle si siano aggiunte le Riké, che richiamano mascheramenti molto diffusi nell’arco alpino, anche della nostra regione. Esse portano indumenti bianchi con fiorellini di carta e una kapelina come quella delle maschere belle. 

Il rituale della mascherata era semplice e ripetitivo. Le maschere si radunavano nel punto stabilito e cominciavano a girare per il paese, casa per casa, accompagnate da uno o due suonatori e guidate dal Kheirar (quello che spazza). Egli conduceva le maschere davanti ad una casa, batteva sul portone col manico della scopa, entrava in cucina, spazzava il pavimento con ampi movimenti circolari, faceva entrare i suonatori e poi la prima coppia di maschere, che eseguiva alcuni giri di danza e usciva.  

Il Kheirar scopava di nuovo il pavimento e faceva entrare la seconda coppia, e così via, prima le coppie belle e dopo le brutte. Poi il gruppo si spostava nella casa successiva e ripeteva lo stesso rituale. Alla fine il gruppo si ritrovava in uno stanzone dove si svolgeva il ballo vero e proprio, che si protraeva per diverse ore. 

Dopo un periodo di abbandono, dal 1991 il Carnevale tradizionale viene riproposto con alcune modifiche, ma con una sostanziale fedeltà al rituale tradizionale. La mascherata principale è quella dell’ultimo sabato, quando le maschere e i numerosi visitatori, dopo il ritrovo a Sauris di Sopra ed il giro del paese, scendono con le lanterne lungo prati e boschi fino a Sauris di Sotto.    

Delle vecchie maschere facciali lignee rimangono pochi esemplari, conservati al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari di Tolmezzo. Benché non manchino maschere caricaturali o grottesche, i volti, prevalentemente maschili, hanno quasi tutti tratti regolari e colori delicati, perché erano soprattutto quelli che si vestivano bene ad indossare la maschera lignea. Da un confronto sommario con le maschere di altre località carniche e friulane, quelle di Sauris si caratterizzano per la compostezza dell’espressione, inquietante nella sua immobile severità. 

Con la riproposizione della tradizione carnevalesca è rifiorita anche l’attività di lavorazione delle maschere, ripresa dallo scultore locale Hermann Plozzer che inizialmente si è ispirato ai modelli delle maschere conservate al museo di Tolmezzo, per proporre in seguito nuovi modelli. Negli ultimi anni egli ha tenuto alcuni corsi, grazie ai quali si sta formando un gruppo consistente di dilettanti in grado di realizzare una maschera. 

Dal punto di vista stilistico è possibile notare alcune differenze tra le maschere più antiche e quelle attuali. Negli esemplari antichi l’espressione è sempre data dalla pittura, quindi gli occhi, la bocca, i baffi e le sopracciglia erano dipinti e non scolpiti, mentre in quelli indossati oggi le caratteristiche della maschera sono definite principalmente per mezzo della scultura. 

 Carnevale 2022 

Il 26 febbraio sarà organizzata una camminata libera con le lanterne, da Sauris di Sopra a Sauris di Sotto e viceversa. Con il Circolo Culturale Fulgenzio Schneider e l’Associazione Pro Loco Sauris Zahre sarà attrezzato un sentiero, dove verranno posizionati dei manichini con le maschere saurane e delle lanterne che rischiareranno il sentiero. Il noleggio delle lanterne si effettuerà a Sauris di Sotto, presso l’Ufficio Turistico, dalle ore 9.00 alle ore 15.00; dalle ore 18.00 si potrà liberamente percorrere il sentiero per circa 3,5 km.  

Lungo il tragitto ci saranno delle maschere saurane (in coppia o in piccoli gruppi, opportunamente distanziate), che proporranno delle animazioni nel bosco, fino alle ore 21.00. Una volta arrivati a Sauris di Sotto o Sauris di Sopra non ci saranno le consuete navette, quindi per il rientro è necessario organizzarsi in autonomia. In assenza della ristorazione dedicata è possibile prenotare per tempo nei bar e ristoranti locali. 

 Informazioni: 

Ufficio Turistico IAT Sauris 

Tel. 0433.86076 

Mail: info@sauris.org