Anche in pieno inverno e in assenza di neve, in Friuli Venezia Giulia non mancano i tesori da scoprire e le esperienze da vivere in tutte le stagioni.

Nella meravigliosa Val Tramontina ci siamo stati già più volte, ma non basta un giorno solo e nemmeno una settimana, per svelare tutti i suoi segreti. È uno di quei luoghi che non smette mai di stupire e regala grandi emozioni a chi sa cercare e assaporare lentamente, passo dopo passo, la sua storia, le leggende, la natura e le tradizioni. Un territorio incontaminato e selvaggio, colorato dal verde dei boschi e delle acque del Meduna, dal blu dei laghi, dalle cime ora innevate che dividono la vallata dalla vicina Carnia 

Io e Ferdi saliamo verso la valle da Meduno, lasciandoci da un lato il Monte Valinis, meta ogni anno di migliaia di appassionati del volo libero, e dall’altro, a non molti chilometri di distanza, alcuni tra i più noti borghi della zona, come Frisanco e Poffabro, ma anche il piccolo borgo di Preplans, del quale parleremo prossimamente. Ci attendono Tramonti di Sotto, Tramonti di Mezzo e Tramonti di Sopra, ma non è solo a questi bellissimi paesi che miriamo…  

Laghi, leggende e pietre che sopravvivono 

Ci accoglie il lago artificiale di Redona, custode del borgo perduto di Movada; case in pietra che, seppur logorate dal tempo e dalla permanenza sott’acqua, resistono tenacemente e custodiscono la leggenda di don Basilio Miniutti, che nacque proprio lì, nel 1898. Don Basilio era cugino del nonno di Giacomo Miniutti, scrittore e custode dell’identità della Val Tramontina, che nel suo libro “Guardaci dal peggio” racconta: “Nella valle si sente dire che la notte, dov’era il borgo Movada, quando il lago è così asciutto da far comparire il pianoro con i ruderi delle case, qualche pescatore di frodo in attesa che le trote cadano nella rete abbia visto un prete intento a sistemare i muri crollati. Mentre dalle acque della Meduna esce una vecchia brutta e lercia, la maga, con una gerla piena di sassi che poi rovescia ai piedi dell’improvvisato muratore. E questo spiega perché, dopo oltre sessant’anni, i ruderi di quel borgo, sommersi e corrosi dall’acqua, stiano ancora in piedi. Neanche il terremoto del ’76 li ha abbattuti. Don Basilio, l’umile prete partito da Movada, è ritornato a prendersi cura in perpetuo del suo borgo natio”.   

Quando le verdi acque del lago si ritirano Movada richiama una lunga processione di turisti, che scendono dal sentiero per vedere da vicino ciò che rimane delle case. Le cornici in pietra delle finestre sono come occhi aperti sulla valle; in un silenzio quasi surreale anch’io ho percorso quel sentiero, mi sono avvicinata ai ruderi, fissando le crepe che attraversano i muri, toccando quelle pietre che, seppur ferite dalle nuove opere dell’uomo e in alcuni casi in precario equilibrio, si ostinano a rimanere una accanto all’altra, unite in un muto lamento di nostalgia; emozione che si percepisce a fior di pelle, così come si ha l’impressione di trovarsi in mezzo a un profondo conflitto interiore. Le case forse non hanno un’anima, ma qui pare il contrario.  

Movada attrae, ipnotizza, trasmette allo stesso tempo forza e desolazione, testardaggine e rassegnazione; è come uno squarcio nel velo del tempo dove il lago, gli alberi, le pietre attendono ancora una volta il tenace don Basilio per rivedere ogni cosa al suo posto, ogni pietra dove deve stare. Pare quasi di udire echi lontani di donne che chiacchierano, risate di bambini, rumori degli attrezzi con cui gli uomini lavoravano. Ho fatto fatica ad abbandonare quel luogo, che sembrava invitarmi a rimanere lì a tenere compagnia ai fantasmi di un’era passata. Ci sono tornata da poco; il lago ha parzialmente sommerso le case, che ora si specchiano nell’acqua come per cercare conferma della loro esistenza e resistenza. “Siamo ancora qui, reali quanto gli abeti riflessi assieme a noi nel lago”, sembrano sussurrare.  

Cambia il paesaggio dunque, a seconda del livello dell’acqua, e quando Movada non è raggiungibile la gente si ferma a guardarla dall’alto; ma rimane quel richiamo, la voglia di rimanere lì, come stregati da quelle case, che forse vedono in noi “spettatori” dei nuovi, anche se temporanei, abitanti.  

Quello di Redona non è l’unico lago artificiale della valle; attraversando il ponte che si trova accanto alla diga, da cui si può ammirare anche il vecchio ponte Racli con le sue arcate in pietra, si entra nella Val Silisia e si può raggiungere, in parte in auto ma ancor meglio con uno spettacolare circuito praticabile in sella a una bicicletta, le dighe di ‘Ca Selva e ‘Ca Zul con i rispettivi laghi. Tra i tre bacini artificiali il più capiente è il Lago di Selva con la sua impressionante diga, alta 110 metri e con un coronamento lungo 242 metri, percorribile anche in macchina.     

 

A caccia di borghi 

Nel periodo invernale approfittiamo dell’assenza del fogliame sugli alberi per fare una vera e propria “caccia al tesoro”. In Val Tramontina sono dislocate oltre 150 borgate e piccole località, a volte davvero minuscole e nascoste, che rappresentano il modo di vivere tipico della valle, dove la storia del passato è percepibile e si fonde armoniosamente con quella del presente. Risaliamo innanzitutto la Val Silisia, che prende il nome dall’omonimo corso d’acqua, alla ricerca di alcuni borghi e ci fermiamo a Chievolis, attraversando un alto ponte e camminando nelle strette stradine del centro, ammirando i piccoli e grandi presepi ancora esposti fuori dalle case e il panorama sulle montagne. Da qui, grazie a una guida d’eccellenza, Giacomo Urban, partiamo alla scoperta di Chiampei, preceduto da una suggestiva cascatella, e Posplata, tipica per le case variopinte, dove sui muri e sulle porte sono state illustrate alcune fiabe. Muinta è raggiungibile solo a piedi tramite un ponte sospeso, ma noi abbiamo ancora molto da vedere e il tempo corre. Andiamo a Val, Clez, Inglagna e Staligial; ogni borgo è diverso dagli altri, ma sempre si ritrova l’atmosfera di un tempo, dove legno e pietra disegnavano i contorni di una vita vera, lontana dalle comodità ma incentrata su valori autentici 

I nostri sguardi si soffermano sulle piccole case, sui dettagli ornamentali, sulle date impresse nei sassi squadrati e con piacere vediamo che molte abitazioni sono di nuovo scaldate dalla fiamma di un camino e rivivono grazie a chi, forse con la stessa testardaggine di don Basilio, rimette pietra su pietra, inchioda nuove assi accanto a quelle vecchie, ripopola con amore e passione luoghi che hanno ancora molto da dare. Salutiamo la Val Silisia da un punto panoramico che guarda verso il Col della Luna, una delle montagne che si alzano orgogliose sulla valle, e torniamo sui nostri passi per proseguire il lungo giro che ci attende. 

Le sfumature dei tre Tramonti 

Tramonti di Sotto ci dà il benvenuto con il suo variopinto Filo di Mosaico, un’opera d’arte a cielo aperto che corre, si annoda, sale e scende sui muri delle case, sulla fontana della piazza, lungo le strade, variopinto e formato da tanti materiali diversi come conchiglie, tessere artistiche, pietre, ciottoli, oggetti d’un tempo. Ci fermiamo a fotografare un bellissimo angelo, realizzato interamente con legnetti tondi, che sembra riposare su un muretto, con le grandi ali aperte, assorto ad ascoltare il gorgoglio dell’acqua della vicina fontana.   

Anche qui troviamo borgate, alcune delle quali disseminate lungo il corso del torrente Chiarzò, così come l’antico mulino di Campone, realizzato nel 1600.  

In paese si può visitare la Pieve di Santa Maria Maggiore, risalente alla fine del Quattrocento, al cui interno si conserva un ciclo di affreschi dell’inizio del Cinquecento attribuito a Giampiero da Spilimbergo. Da Tramonti di Sotto è possibile raggiungere facilmente a piedi il borgo di Tamàr, dove il bivacco Varnerin è attrezzato anche per il pernottamento, e la borgata abbandonata di Pàlcoda, che sta vivendo una seconda giovinezza grazie all’intervento di volontari capaci e determinati, i quali hanno restaurato la chiesetta di San Giacomo e il campanile. 

Dalla Casa della Conoscenza inizia invece il “Percorso del Sole”, che fa parte del progetto “FVG IN MOVIMENTO.10mila passi di Salute”. Un itinerario che scende sul torrente Meduna, raggiunge l’area degli impianti sportivi del Matan e poi sale a Tramonti di Mezzo, conosciuto come il “Borgo dei Cestai”; qui è bello passeggiare lungo le viuzze e visitare il vecchio borgo e la chiesa di Sant’Antonio Abate, un gioiellino dal punto di vista artistico. Uscendo dal paese, poco oltre il capitello di Sant’Antonio, si può scendere sul sentiero che oltrepassa il guado del torrente Chiarchia e porta al Mulino Bidoli, dov’è possibile sostare presso la roggia; oppure si può visitare la parte finale della forra del torrente Tarcenò o tornare verso Tramonti di Sotto e raggiungere il borgo di Tridis, dove si trova una casa tipica di grande valore architettonico. 

Salendo a Tramonti di Sopra non possiamo fare a meno di notare l’imponente Monte Rest, che si staglia assieme ad altre montagne a incorniciare la vallata; il passo omonimo è raggiungibile, dalla primavera all’autunno, in auto. Da questo punto, in un’ora e mezza di cammino, si raggiunge la cima del monte, da cui si gode un panorama mozzafiato sulle Alpi Carniche e sul mare. Ci riserviamo di tornare qui in primavera o in estate e, scendendo dalla via, andremo anche ad ammirare la cascata del “Fontanon dal Toff”, dove l’acqua erompe da una grotta e si tuffa a raggiera alla base del salto, divisa in numerosi rivoli, creando con la luce un gioco scenografico di colori e riflessi.  

Abbiamo ormai ampiamente compreso che la Val Tramontina ha un legame vitale con l’acqua; un’occasione per conoscerlo meglio è il Centro Visite di Tramonti di Sopra, un museo naturalistico che ospita l’innovativa esposizione “Acqua: natura, patrimonio, energia”, utile per divulgare i valori di questo bene naturale nei diversi ambiti della vita, fino allo sfruttamento energetico.  

Lungo le vie e nelle piazze di Tramonti di Sopra si possono vedere diversi murales, che illustrano gli antichi mestieri e scene di vita montana; la Chiesa della Madonna della Salute, in stile neogotico, si trova a poca distanza dalla chiesetta valdese, stabilitasi dal 1880 per iniziativa di un gruppo di universitari tramontini che studiavano a Padova. Una terza chiesa, la parrocchiale di San Floriano Martire, si trova poco lontano, in posizione panoramica.  

 

Tra spiagge…di montagna, mulini, fornaci e ponti sospesi 

Da Tramonti di Sopra le possibilità escursionistiche sembrano infinite; Giacomo ci carica nuovamente in macchina e, prima che il sole…tramonti, ci porta in rapida successione al Mulino Pradiél, costruito nel 1866 e alimentato dalle acque del Rio del Mulin, e poi verso il borgo di Pradis, da dove si scorge l’Aquila del Frascola, una montagna dalle sembianze di un rapace, inizialmente denominata dagli abitanti “Il Pari la Mari la Fie”, per via della somiglianza con la raffigurazione di una famiglia.  

Lungo la strada facciamo sosta nell’ampia e ben attrezzata area picnic, sulle rive del Meduna. Un grande parcheggio ci introduce nell’area, molto frequentata d’estate; tavoli e panche in legno all’ombra degli alberi, svariati barbecue in pietra per cuocersi una saporita grigliata, un bar a disposizione dei “villeggianti”. Scendo sul greto del torrente a toccare l’acqua, ora freddissima ma estremamente allettante con le sue sfumature color smeraldo. Immagino la bellezza di questo luogo nella bella stagione, quando adulti e bambini vengono qui a cercare refrigerio nelle acque limpide e relax in questa enorme “spiaggia” verde, magari fermandosi per qualche giorno approfittando dell’area camper o di uno dei punti di ristoro che offre anche il pernottamento. 

Poco a valle dell’area picnic andiamo a vedere il panorama sui monti dalla passerella sospesa, un luogo di osservazione davvero notevole che fa parte del “Percorso del Pecolat”; anche Tramonti di Sopra infatti ha il suo itinerario compreso in “FVG IN MOVIMENTO.10mila passi di Salute”. Un tracciato semplice e panoramico, che inizia presso il Centro Visite e consente di ammirare una grande varietà di bellezze naturali e alcuni borghi. Dal parcheggio dell’area picnic ha inizio invece la “Strada Da Lis Fornas”, un tracciato ad anello che porta l’escursionista tra il greto del Meduna e le pendici del Monte Roppa Buffon, passando accanto a diverse fornaci, fatte di massi squadrati, che servivano per la produzione di calce, ottimo collante per i muri di case, stalle e ricoveri. L’ultima fornace si spense nel 1954 ma ai giorni nostri sono state riportate alla luce, a testimonianza di un passato mai dimenticato. E noi abbiamo forse dimenticato qualcosa?? No, non preoccupatevi, non ci siamo scordati di una tra le maggiori attrattive della Val Tramontina. 

Le Pozze Smeraldine 

Dal Mulino di Pradiél oppure dal parcheggio riservato a Tramonti di Sopra, lungo il percorso che costeggia il torrente Meduna e conduce alla borgata Frassaneit e poi al Lago del Ciul, si trovano le spettacolari Pozze Smeraldine, salite alla ribalta dopo essere state inserite nella lista delle migliori “wild swimming locations” d’Italia.  

Le Pozze Smeraldine non hanno nulla da invidiare a luoghi più famosi e costosi: limpide acque di un color smeraldo intenso, piscine naturali più o meno profonde, inserite tra grandi e bianche rocce da cui tuffarsi o vicino a suggestive spiaggette ghiaiose. La lenta ma inarrestabile opera dell’acqua ha creato queste meraviglie; definirle “pozze” è riduttivo, davanti alla loro bellezza ogni aggettivo pare inadeguato. Oltre a quelle più conosciute e frequentate, che sono a “portata di mano e di… asciugamano”, altre sono celate nell’ambiente più selvaggio, comunque raggiungibili camminando lungo il sentiero. Armatevi di scarponcini e macchina fotografica, al ritorno potrete ristorarvi nell’area picnic o in uno dei locali presenti nella valle. Non sapete cosa gustare? Beh, possiamo darvi qualche indicazione…  

La Pitina IGP, i formaggi e molto altro 

La nostra “caccia al tesoro” ci ha messo appetito. Giacomo ci porta all’ultima tappa del nostro tour, presso l’Agriturismo e Azienda Agricola Borgo Titol. Ci accoglie un’atmosfera calda, d’altri tempi; tanto verde all’esterno, profumi di legno appena oliato all’interno. In una stanza del locale intravedo piccole forme di formaggio stagionato e poi Lei, la Pitina!  

Un prodotto tradizionale e antico che ha avuto origine qui, proprio in quest’area della valle. A prima vista sembra una polpetta, un po’ più grande di quelle tradizionali e leggermente “schiacciata”. La Pitina è fatta di carne magra di capra, pecora o montone, tritata e impastata con una concia di sale, pepe, finocchio selvatico o altre erbe, che viene poi pressata a forma di polpetta, passata nella farina di mais e quindi fatta affumicare in appositi affumicatoi, dove rimane circa 3 – 4 giorni. Un tempo si usava anche la carne di ungulati selvatici (capriolo, cervo o daino); la Pitina costituiva una riserva di carne e poteva durare anche per mesi. Oggi è una squisitezza molto ricercata e viene consumata cruda, affettata sottile, cotta nel tradizionale piatto con l’accompagnamento della polenta oppure con diverse ricette “moderne” che ne valorizzano il gusto. Dal 2000 la Pitina è divenuta il primo presidio Slow Food in Friuli Venezia Giulia e, dopo un lungo iter, ha ottenuto la registrazione IGP (indicazione geografica protetta).   

Non posso assolutamente perdere l’occasione di provarla, ma visto che ormai sta scendendo la sera ed è ora di tornare a casa la prendo “per asporto”, assieme a una mezza forma di formaggio molto saporito. Sicuramente tornerò qui per assaggiare questi e altri prodotti della tradizione, come il Formai dal Cit e il Pistum, i cui sapori autentici e genuini si possono degustare nei ristoranti e durante le manifestazioni gastronomiche.  

 

Percorsi e attività 

Borghi, laghi, torrenti, cascate, montagne, opere dell’uomo e della natura. Per vedere tutto questo, oltre alle strade percorribili in auto e con le due ruote, un’estesa rete di sentieri, che in parte si addentra nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, permette di esplorare a fondo il territorio. Ogni anno il Parco organizza escursioni guidate con guide naturalistiche e alpine. Il calendario è consultabile sul sito www.parcodolomitifriulane.it    https://www.parcodolomitifriulane.it/  

Il ricco programma annuale di eventi e attività del territorio è invece reperibile sul sito ufficiale www.valtramontina.it  https://valtramontina.it/  

Siamo sicuri di avervi incuriositi, con la nostra “caccia ai tesori della Val Tramontina” e con le splendide fotografie di Ferdi; che abbiate letto questo articolo d’inverno o d’estate, in primavera o in autunno, sarà sempre un buon momento per visitare questa valle e vederla nelle diverse vesti stagionali. Qui la natura è stata molto generosa, così come lo sono gli abitanti che accolgono calorosamente i visitatori mostrando loro la storia, la tradizione, la tenacia nell’aver cura della loro preziosa terra per portarla verso un futuro ricco di opportunità. Finché ci saranno tanti “don Basilio” che rimetteranno a posto le pietre, ricostruiranno le case di quei tanti, piccoli borghi che si guardano l’un l’altro dai pendii delle montagne, finché ci saranno mani premurose che tengono puliti i sentieri e sorrisi gentili per coloro che giungono qui a cercare pace, il sole in questa splendida valle…beh…non tramonterà!   

Noi ringraziamo di cuore Giacomo Urban, Sindaco di Tramonti di Sopra, che ci ha dedicato l’intera giornata per mostrarci molte delle bellezze della valle; grazie anche a chi ci ha rivolto un sorriso, un saluto, a chi si è fermato a chiacchierare con noi e ci ha raccontato qualcosa sui luoghi che abbiamo visitato.  

Informazioni:  

IAT Tramonti di Sopra 

Villaggio 6 Maggio, 3 – 33090 Tramonti di Sopra (PN) 

Tel. + 39 0427 869412  

Mail: infotramonti@gmail.com  

Web: www.valtramontina.it  

Facebook: Ufficio Turistico Val Tramontina 

 

Infopoint Tramonti di Sotto 

Via Meduno 3 – Tramonti di Sotto (PN) 

Tel. +39 351 161 8677 

Mail: protramontidisotto@libero.it  

Testo di Lucia Braida – Foto di Ferdi Terrazzani